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Racconto vincitore del premio Roma indetto da Radio Spazio Aperto letto onair
 
Roma
 
  
Le fasce d’acciaio la stringevano soffocandola.
Non riusciva a respirare, l’aria era avariata, la pelle di catrame era ormai rotta in più punti. Alcune ferite profonde, come provocate da chiodi, le arrivavano sin sotto il costato.
 Ma non era quello il male maggiore.
Aveva vissuto molto e se questa era la sua fine, be’, non poteva lamentarsi, in fondo aveva avuto una vita longeva e grandiosa. Eppure c’era qualcosa che il suo spirito non riusciva ad accettare.
 Un tempo era la padrona di tutto il mondo conosciuto, il suo nome incuteva timore.
Erano privilegiati coloro che facevano parte del suo grande regno, al di fuori c’era soltanto l’oscurità e la superstizione.
Ma niente dura in eterno.
Poi dopo quasi mille anni era crollata: la decadenza, le invasioni, i saccheggi. Ma così è la vita. Per alcuni secoli poi aveva svolto un ruolo minore, ma non importava, lei era sempre lì con il suo carico di storia e di cultura. Immagine unica nel mondo.
Ma oggi… oggi doveva sopportare gli affronti più biechi.
I veri barbari li aveva conosciuti da poco. Neanche mezzo secolo, eppure, in mezzo secolo l’avevano deturpata, depressa, umiliata.
Roma era lì che guardava i politici rubare e intrallazzare sui suoi restauri. Era lì e vedeva i vandali sporcare i muri. Era lì e vedeva i suoi figli ignorarla e inquinarla. Era lì e sentiva le ingiurie immeritate provenire dal Nord.
Roma era poco avvezza a questi affronti, fino ad allora nessuno aveva intaccato l’essenza della città, l’anima insita nel suo grande essere. Guardò la sua grande vena scorrere malata verso il mare. Sentiva sulle sue braccia il formicolare di esseri inutili e abietti. Non riusciva a dormire, perfino la notte doveva scrollarsi di dosso i rottami metallici sparsi un po’ ovunque.
Ma cosa era successo?
Perché nessuno si curava più di lei e del suo stato?
Perché tutto quel menefreghismo?
Lei aveva un grande passato ed un nome glorioso da difendere. Eppure oggi si sentiva stanca, stanca come non mai, nauseata. Decise di scioperare.
Quella mattina quando Carlo si diresse verso Colle Oppio si accorse che il Colosseo era sparito e come lui negli stessi momenti migliaia di romani spaesati si guardarono intorno alla ricerca di Piazza Navona, del Pantheon, di Piazza di Spagna.
Niente, non c’era nulla.
Il Foro Romano scomparso, l’Isola Tiberina, Trastevere, Fontana di Trevi e Castel Sant’Angelo svaniti. Tutto sparito.
I romani in strada si guardarono dolorosamente stupiti.
Un senso di angoscia man mano entrò nei loro animi e nel giro di due giorni tutti compresero quello che era successo.
Lo spirito di Roma dopo millenni se ne era andato, schifato.
Roma era diventata una città come tutte le altre.